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UMBERTO GALIMBERTI – Orme del sacro

VENERDÌ 25 GIUGNO ORE 18.30

MOIOLA (CN)

UMBERTO GALIMBERTI – ORME DEL SACRO

Il sacro visto da uno dei più importanti filosofi contemporanei.

Nell’anno del giubileo, dove il sacro si offre anche alla dissacrazione, l’autore si domanda che cosa sia rimasto di autenticamente religioso nel nostro tempo che più di altri registra un boom della spiritualità, dove però un Dio plurinvocato in molte lingue, in molti riti e nelle forme più svariate della religiosità, sembra si sia definitivamente congedato dal mondo per lasciare null’altro che un desiderio infinito di protezione, conforto, rassicurazione: desideri umani, insomma, troppo umani.

Con la partecipazione del Direttore del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’ Educazione dell’Università di Torino, il professore Graziano Lingua (ordinario di Filosofia teoretica e morale).


L’incontro si terrà all’aperto, a Tetto Spada, nei boschi poco sopra Moiola.

SERVIZIO NAVETTA gratuita a partire dalle ore 16 – presso Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista – Via San Giovanni 18, Moiola

La località è raggiungibile anche a piedi con un percorso di 15/20 minuti.

boschi moiola

*In caso di maltempo l’evento si svolgerà a Valloriate

**Tutti gli eventi del Nuovi Mondi Festival rispettano le regole di sicurezza anti Covid-19

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“Sacro” è parola indoeuropea che significa “separato”. La sacralità, quindi non è una condizione spirituale o morale, ma una qualità che inerisce a ciò che ha relazione e contatto con potenze che l’uomo, non potendo dominare, avverte come superiori a sé, e come tali attribuibili a una dimensione, in seguito denominata “divina” pensata comunque come “separata” e “altra” rispetto al mondo umano. Dal sacro l’uomo tende a tenersi lontano, come sempre accade di fronte a ciò che si teme, e al tempo stesso ne è attratto come lo si può essere nei confronti dell’origine da cui un giorno ci si è emancipati.

Questo rapporto ambivalente è l’essenza di ogni religione che, come vuole la parola, recinge, tenendola in se raccolta (re-legere), l’area del sacro, in modo da garantirne ad un tempo la separazione e il contatto, che resta comunque regolato da pratiche rituali capaci da un lato di evitare l’espansione incontrollata del sacro e dall’altro la sua inaccessibilità. Sembra che tutto ciò sia stato presentito dall’umanità prima di temere o di invocare qualsiasi divinità. Dio, infatti, nella religione, è arrivato con molto ritardo.

Al contatto con il mondo sacro sono preposte persone consacrate e separate dal resto della comunità (i sacerdoti), spazi separati dagli altri in quanto carichi di potere (sorgenti, alberi, monti e poi templi e chiese), tempi separati dagli altri e nominati festivi, che delimitano i periodi “sacri” da quelli “profani” dove, fuori dal tempio (fanum), si svolge la vita di ogni giorno scandita dal lavoro e dai divieti (i tabù) da cui traggono origine le regole e le trasgressioni.

L’opposizione sacro-profano è riconducibile all’opposizione puro-impuro con cui si circoscrive la sfera del male, creando schemi d’ordine che poggiano sull’antitesi di un polo positivo e di uno negativo. All’impurità è connesso il contagio, con conseguente reazione di terrore e di procedure di isolamento, da cui si esce con particolari pratiche rituali, magiche e sacrificali. Rito, magia e sacrificio servono a tenere lontani gli effetti malefici delle potenze superiori che abitano la sfera del sacro, e a propiziare quelli benefici.

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