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BOGRE – La grande eresia europea

DOMENICA 19 SETTEMBRE – ORE 16

RITTANA (CN)

Piazza Galimberti, 5 | Centro Incontri

BOGRE – La grande eresia europea

Un film di Fredo Valla

Proiezione del film “BOGRE – La grande eresia europea” di Fredo Valla e intervento del regista.

Recensione di Giorgio Placereani (estratto da in http://placereani.blogspot.com/2021/08/bogre-la-grande-eresia-europea.html)

Tre ore e venti minuti sono una durata consistente per un film – ma passano in un attimo col bellissimo documentario di Fredo Valla (regia e sceneggiatura) Bogre – La grande eresia europea. Come Lav Diaz, Fredo Valla dice che “un film dura quanto deve durare”. Bogre è un grande ritratto stratificato, dove il regista viaggia tra Bulgaria, Occitania, Italia e Bosnia in una vasta rievocazione dei Bogomili e dei Catari, e della loro persecuzione; fondamentalmente Bogre (che è – apprendiamo dal film – un termine derogatorio derivato da “bulgaro”, usato in area occitanica) racconta la migrazione di un’idea. Dalla Bulgaria dei Bogomili la “grande eresia” si spostò alla Francia di lingua d’oc (Occitania) e di lì all’Italia del Nord e alla Toscana.

Alla base del pensiero dei Bogomili e dei Catari sta un dualismo di origine presumibilmente iranica, che contrappone lo spirito alla materia: divino il primo, diabolica la seconda (si può osservare per inciso che questa dicotomia lo accomuna alla grande corrente dello gnosticismo tardo-greco, che si origina dalla diffidenza del pensiero greco verso il mondo materiale, da Platone fino a Plotino). Un’interessante intervista al teologo cattolico Enrico Riparelli centra con precisione il punto nodale della riflessione che angoscia qualsiasi religione monoteistica: unde malum? Se Dio è perfetto, di dove viene il male? I Catari rispondevano con un dualismo più o meno radicale a seconda delle loro chiese. Ma quanto il concetto di una Creazione in sé cattiva fosse scandaloso per i cattolici, lo mostra bene una lettera di Ildegarda di Bingen che sentiamo leggere a un certo punto del film.

Bogre può essere considerato un documentario storico, e per parlarne conviene dire prima ciò che non è: non è una esposizione didattica che scorre su una collezione di immagini di affreschi, con voce narrante e musica più o meno classica. In Bogre l’argomento del film coincide con la sua realizzazione. Valla si filma mentre viaggia e filma; il dispositivo viene esibito, il regista viene enunciato apertamente come mediatore del discorso. Questo dà all’esposizione un carattere di testimonianza.

E’ dunque anche un film di viaggio, che parte dalla Bulgaria e si sposta nella Francia del Sud, l’antica Linguadoca, roccaforte del catarismo poi distrutta dalla “Crociata degli Albigesi”. Dalla Francia il film si sposta in Italia, con un raccordo spiazzante: Valla guarda dalla finestra di un castello in Occitania e al posto dell’atteso controcampo (quindi mantenendone il valore di legame, e quindi facendoci sobbalzare) vediamo le gondole di Venezia. Di qui il film va a esplorare la diffusione della chiesa Catara nell’antica Lombardia, termine che indicava tutta l’Italia del Nord (da “longobardo”), e in Toscana. Nota bene, un punto fermo nella ricostruzione storica del film è che quella dei Catari era un’autentica Chiesa organizzata, con una gerarchia (i vescovi), con una produzione intellettuale e con viaggi e contatti anche transnazionali. Niente lo dimostra meglio del fatto che nel 1167 fu addirittura organizzato un concilio cataro a Saint Felix-Lauragais, con delegati delle varie chiese locali, sotto la presidenza del pope bulgaro Nikita.

Parlare dei Catari vuol dire anche parlare della loro persecuzione, che non fu solo la cattura e la messa al rogo degli eretici e dei loro scritti. Il film illustra con ampiezza la distruzione di un’intera civiltà al suo culmine, quella della raffinata Linguadoca dei trobadours, nella crociata bandita da Innocenzo III nel 1209. Per estensione, vuol dire parlare dell’intolleranza in genere. Le foto novecentesche degli ebrei con la stella gialla (che poi è l’applicazione “laica” di un segno d’infamia di origine inquisitoria) ritornano nel film.

Il lungo viaggio di Fredo Valla si conclude in Bosnia – un nome che evoca immediatamente guerre di religione e massacri non di ieri ma dell’oggi; e infatti un frammento impressionante che vediamo nel documentario mostra l’incendio della biblioteca di Sarajevo. Si sa, la guerra di religione si intreccia sempre con la lotta politica. Per esempio, puntualizza il film, nella Bosnia medievale lo scontro teologico fu anche una lotta per decidere – diremmo oggi – la sfera d’influenza in cui doveva rientrare la chiesa bosniaca fra Oriente e Occidente.

La storia e l’urgenza: sul piano fisico la materia principale di Bogre non è la carta ma la pietra: le pietre dei castelli diroccati, quella delle antiche tombe, quella degli scalini faticosi trasmettono una sensazione del passare del tempo che dialoga col carattere vivo, bruciante, dell’attualità (per questo salta fuori il ritratto ammonitore di Simone Weil).

Bogre si articola su diverse forme espressive, di cui le quattro principali sono: la ripresa tradizionale, rinforzata dall’enunciazione del regista e del dispositivo (camere e microfoni); la classica intervista con didascalia di presentazione del parlante; gli interventi recitativo del cantautore e attore Giovanni Lindo Ferretti e dell’attore francese Olivier de Robert, su cui torneremo; l’impiego di alcune statuette (vagamente simili ai Cardinali di Giacomo Manzù) che servono in vari punti a illustrare la narrazione in modo astratto e simbolico: per esempio basta disporle accanto a rametti infuocati per evocare il rogo. E’ l’abile intrecciarsi di queste quattro dimensioni, orchestrate secondo una logica quasi musicale, a rendere vivo e agile il  discorso.

Qui s’impone una digressione su Olivier de Robert. Mentre Giovanni Lindo Ferretti, col suo viso scavato, recita (assai bene) dei testi storici, questo magnifico attore francese, di grande espressività e con un gran dominio della voce, inquadrato in modo fisso, porta a un testo più espositivo una stupefacente naturalezza. Basta vedere il suo lungo monologo iniziale su cosa significasse trovarsi in mano all’Inquisizione. De Robert ricrea il suo testo come parlato, con variazioni mimiche e vocali, ammiccamenti, brevi formule pleonastiche proprie della dimensione orale (tanto che spesso non vengono neppure tradotte in didascalia), nel suo accento “largo” della Francia del Sud. Se esistesse ancora il “cinema marsigliese” alla Marcel Pagnol quest’attore potrebbe esserne una star.

In conclusione merita segnalare che il montaggio è firmato da Beppe Leonetti, la fotografia da Elia Lombardo, Andrea Fantino (anche suono), Massimiliano Nicotra e Gerardo Fornari, mentre le musiche originali sono di Walter Porro.

Considerato il fascino dell’argomento, potrà forse interessare qualche nota etimologica. Come avviene sempre nelle persecuzioni, la Chiesa cattolica non si è limitata a bruciare i Catari ma ha costruito su di loro una “leggenda nera” che si rispecchia nel lessico. Dal film di Valla abbiamo appreso che bogre in area occitana significa persona malfidata. Ora, in francese bougre contiene anche una connotazione di sodomia passiva (anche in forma femminile: bougresse) – cfr. il nome Bougrelao inventato burlescamente da Jarry nell’Ubu Roi. Ma anche il nostro “buggerare” viene da “bulgaro”: come molti verbi relativi all’imbroglio (compreso “fregare”) si usa oggi nel suo senso metaforico ma quello d’origine è sessuale. Nota che l’allusione all’omosessualità è un topos in questi casi: la ritroviamo anche con i Templari, un caso da manuale di “eresia” costruita e sovrimposta dai persecutori.

Va poi detto che Cataro deriva dal greco katharos (puro), ma l’etimologia popolare lo connetteva a catus, gatto, e di qui la fantasia dei Catari che adoravano i gatti (animali diabolici) o addirittura li baciavano sotto la coda – cosa interessante perché c’è un’anticipazione dell’osculum infame, il bacio all’ano del diavolo che verrà attribuito più tardi a streghe e stregoni (bene l’illustra una incisione assai nota del Compendium Maleficarum di Francesco Maria Guaccio).

Invero le guerre, di religione e non, si combattono anche sul campo del linguaggio.

Giorgio Placereani (estratto da in http://placereani.blogspot.com/2021/08/bogre-la-grande-eresia-europea.html)


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